Social Psychology and Technological Innovation in a Business Method

Social Psychology and Technological Innovation in a Business Method

Secondo lo studioso Lewin (1948), un gruppo è definibile come una totalità dinamica basata sull'interdipendenza. Il destino comune, l'obiettivo, è insieme espressione e prodotto di questa interdipendenza. Ciascun gruppo è caratterizzato da dinamiche peculiari, plasmabili.

 

Come sfruttare al meglio queste dinamiche di gruppo? Come identificare e raggiungere l'obiettivo comune?

 

Tre i concetti chiave:

  • comprendere il legame tra processi sociali e processi cognitivi
  • prendere atto dei bias di comportamento e degli stereotipi, ai quali nessun essere umano è immune
  • rifondare i meccanismi di costruzione delle norme

 

Bias di conferma: definito dallo psicologo Skinner (1953) “dissonanza cognitiva”, questo bias coinvolge il comportamento che ci porta a riferirci preferibilmente a coloro che non solo sono in accordo con noi ma alimentano e rinforzano le nostre convinzioni.

Bias di gruppo: quando facciamo parte di un gruppo, la tendenza di comportamento è quella di credere che esso sia ricco di successi grazie alle proprie qualità interne, differenti dalle caratteristiche – di scarso valore – degli altri gruppi circostanti.

Bias della fallacia di Gabler: descrive la tendenza ad interpretare il presente sulla base di fatti accaduti nel passato. Si innesca pertanto un circolo vizioso che, se in negativo, può contribuire ad abbassare autostima e qualità del gruppo.

Bias dell'errore per somiglianza o per contrasto: in un gruppo, un leader che presenta forte stima di sé tenderà a coinvolgere individui che gli/le somiglino per comportamenti e caratteristiche; al contrario un leader con bassa autostima premierà chi sopperisce alle sue carenze.

Bias dello status quo: quando il cambiamento spaventa, questo bias comporta una fossilizzazione su decisioni e posizioni prese nel passato, con la conseguenza di instillare la convinzione che un diverso approccio possa soltanto peggiorare la situazione in corso.

Bias della negatività: si tratta di una distorsione pericolosa, perché mette in primo piano gli errori e gli avvenimenti negativi, sottostimando quelli positivi che potrebbero fungere da leva per risolvere le problematiche del gruppo.

 

A quali conseguenze possono portare quindi i bias di comportamento?

Processi sociali e cognitivi, l'oggetto di studio della psicologia sociale, sono strettamente collegati tra loro: ciascun essere umano percepisce l'altro, si mette in comunicazione con esso, lo comprende e influenza attraverso un bagaglio di pensieri, ricordi, sentimenti, insegnamenti che sono un retaggio culturale e familiare e che modificano in modo irreversibile le azioni.

Possiamo dire, in altre parole, che i processi cognitivi e sociali che ci influenzano sono distorsioni, interpretazioni pregiudizievoli, stereotipi.

Lippmann introdusse questo concetto nel 1922, affermando proprio che il processo di conoscenza non è privo di filtro ma anzi mediato dagli stereotipi, a loro volta legate alla misura in cui ciascuno di noi percepisce la realtà. Si tratta di idee, rappresentazioni, che talvolta possono estendersi e vedere attribuite determinate caratteristiche ad un intero gruppo di persone. È risaputo quanto gli stereotipi siano forme di giudizio del tutto personali e spesso errate, tuttavia i pregiudizi risultano fortemente dipendenti dalla singola base culturale o dalla personalità, risultando difficilmente criticabili a fini costruttivi e anzi restando inamovibili nonostante l'apporto di nuovi punti di vista o conoscenza. Si crea, a questo punto, un cortocircuito deleterio.

 

È possibile impostare norme obiettive e compiere azioni libere da pregiudizi oppure si tratta di utopia?

La risposta è certamente sì, ma solo a patto di erodere convinzioni fortemente radicate con notevole forza di volontà oppure con un metodo ben preciso. Gli stereotipi degenerano spesso nelle profezie che si autoavverano, uno dei fenomeni noti nell'ambito della psicologia sociale (Merton se ne occupò già negli anni '70): essi calcificano tanto la nostra convinzione da spingerci a ricercare nella data persona o situazione conferme – persino forzate - dello stereotipo che abbiamo proiettato su di loro. E attenzione: talvolta queste profezie che si autoavverano sono rivolte dalle persone anche verso sé stesse, causando rigidità ed eccessiva inflessibilità nei confronti del resto del gruppo.

Il Visual Connexion Method si pone la stessa domanda di cui sopra, e per dare risposta identifica tre step, propri delle dinamiche sociali e di rete, mettendoli al servizio di gruppi di business e lavoro per poter prendere decisioni quanto più possibile libere da condizionamenti cognitivi.

 

Come si realizza questo obiettivo?

Il Metodo rifonda la norma di interazione e azione, costruendone una completamente nuova.

Percezione

Grazie alla co-analisi, ci sganciamo dalla nostra singola percezione e interpretazione della realtà e affidiamo ad un software appositamente progettato l'effettiva big picture della situazione. Solo a questo punto, il gruppo può procedere con la visualizzazione.

Visualizzazione

Nei gruppi coesi gli obiettivi comuni prevalgono su quelli singoli, e i risultati vengono ottenuti in collaborazione. Secondo lo stesso principio, il Metodo Visual Connexion mette in campo un'analisi partecipata e proattiva. Status e gerarchie sono sospese - così come conflitti interni - in funzione della buona riuscita del gruppo, e viene fornito uno specifico metodo di lavoro, un iter con passi precisi da seguire.

Risoluzione

Applicando una logica additiva e non disgiuntiva, si sfrutta una rete di comunicazione, una struttura, circolare e non verticalista, che è proprio la più efficace per portare a termine compiti complessi. Risolta la problematica, il gruppo può procedere con la definizione delle tempistiche progettuali e di tutti i dettagli correlati.

 

According to Lewin (1948), a group can be defined as a totality based on interdependence. The common destiny, the goal, is both an expression and a product of this interdependence. Each group is characterized by peculiar, pliable dynamics.

 

How to make the most of these group dynamics? How to identify and reach the common goal?

 

Three key concepts:

  • understand the link between social processes and cognitive processes
  • take note of bias of behavior and stereotypes, to which no human being is immune
  • reflect the rules of construction

 

Confirmation bias: defined by Skinner (psychologist - 1953) as "cognitive dissonance", this bias involves the behavior that leads us to refer to those who are not only in agreement with us but feed and reinforce our convictions.

Group bias: When we are part of a group, the behavior trend is to believe that it is rich in success because of its own internal qualities, other than the low-value features of other surrounding groups.

Gabler's Fallacy Bias: Describes the tendency to interpret the present based on what happened in the past. It therefore triggers a vicious circle that, if in the negative form, can help lower the self-esteem and quality of the group.

Error Bias by Similarity or Contrast: In a group, a leader who has a strong self esteem will tend to involve individuals who are imitating him for behaviors and features; on the contrary, a leader with low self-esteem will reward those who will overcome their shortcomings.

Bias of the status quo: When the change scares, this bias entails fossilizing on decisions and positions taken in the past, with the consequence of instilling the conviction that a different approach can only worsen the current situation.

Negative bias: this is a dangerous distortion because it puts the negative and negative events in the foreground underestimating the positive ones that could act as leverage to solve the group's issues.

 

So what are the consequences of behavior bias?

Social and cognitive processes, the object of study of social psychology, are closely linked to each other: each human being perceives the other, communicates with it, understands and influences it through a bag of thoughts, memories, feelings, teachings Which are a cultural and family heritage and that irreversibly change the actions.

In other words, we can say that the cognitive and social processes that influence us are distortions, prejudicial interpretations, stereotypes.

Lippmann introduced this concept in 1922, claiming that the process of knowledge is not filter-free but rather mediated by stereotypes, in turn related to the extent to which each of us perceives reality. These are ideas, representations, which sometimes can extend and see attributed certain characteristics to a whole group of people. It is well known how stereotypes are very personal and often misguided forms of judgment, however, prejudices are highly dependent on individual cultural background or personality, which is difficult to criticize for constructive purposes and in fact remain irreplaceable despite the introduction of new perspectives or knowledge. At this point, a short-circuit is created.

 

Is it possible to set objective standards and to take actions free of prejudice or is it utopia?

The answer is surely yes, but only in the face of eroding strongly-rooted beliefs with great willpower or with a definite method. Stereotypes often degenerate into self-proclaimed prophecies, one of the known phenomena in social psychology (Merton has already dealt with them in the 1970s): they so much calcify our conviction to ask us in the person or situation to confirm - even Forced - of the stereotype we projected on them. And take note: sometimes these prophecies that are self-proclaimed are also directed by the people to themselves, causing rigidity and excessive inflexibility to the rest of the group.

The Visual Connexion Methods puts the same question above, and to answer three steps identifying social and network dynamics, putting them at the service of business groups and work to make as much decisions as possible free from cognitive conditioning.

 

How do you achieve this goal?

The Method retains the norm of interaction and action, building it completely new.

Perception

Thanks to the co-analysis, we disengage from our own perception and interpretation of reality and rely on a specially designed software for the actual big picture of the situation. Only at this point can the group proceed with the display.

Visualize

In cohesive groups, common goals prevail over individual ones, and results are achieved in collaboration. According to the same principle, the Visual Connexion Method puts in field a participatory and proactive analysis. Status and hierarchies are suspended - as well as internal conflicts - depending on the good performance of the group, and a specific work method is provided, a step-by-step process to follow.

Resolution

Applying an additive and non-disjunctive logic, it utilizes a communication network, a structure, circular and non-vertical, which is just the most effective to complete complex tasks. The problem is solved, the group can proceed with the definition of project timing and all related details.


 


METHOD REFERENCES


AIMIT Manual Motivational Systems in clinical dialogue, (Liotti G., Monticelli F.) - Milano : Raffaello Cortina, 2008 IT\ICCU\MIL\0758528

The role of brain emotional systems in addictions: a neuro-evolutionary perspective and new ‘self-report’ animal model - Jaak Panksepp1 , Brian Knutson2 & Jeff Burgdorf - Submitted 1 November 2000; initial review completed 22 February 2001; final version accepted 6 August 2001

The Archaeology of Mind: Neuroevolutionary Origins of Human Emotions (Norton Series on Interpersonal Neurobiology) Hardcover – September 17, 2012 - by Jaak Panksepp  (Author), Lucy Biven (Author)